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L’aspetto principale del metodo analitico è l’ascolto, un ascolto attento, non un modo autocentrato di ascoltare che annulla l’alterità dell’altro, basato sulla nostra fretta di capire e di riferire il discorso del paziente a quello che già sappiamo, trascurando le differenze. Questo è un modo narcisistico di ascoltare e più l’analista opera in questa modalità meno riesce ad ascoltare e a lasciarsi sorprendere dalla verita’ che emerge inaspettatamente. E’ necessario lasciarsi impressionare dal contenuto inconscio, dall’aspetto latente della catena associativa lasciando che la verità emerga senza un nostro sforzo attivo che spesso interferisce con l’emergere del contenuto inconscio. Continue reading

L’identita’ ed il senso del Se’ dipendono dalla capacita’ di regolazione affettiva conseguente all’adeguato contenimento relazionale.
Secondo la moderna teoria dell’attaccamento il compito fondamentale e’ la creazione di un legame di attaccamento sicuro di comunicazione emotiva che promuove la capacita’ di regolazione affettiva. Il caregiver sensibile e sintonizzato sul piano psicobiologico regola a livello implicito gli stati di attivazione del bambino modulando i livelli non ottimali. Si tratta di un pattern di rotture e riparazioni della regolazione affettiva che nel caso della presenza di un genitore sufficentemente in sintonia e capace di contenimento e trasformazione simbolica dello stato affettivo fa si che gli stati affettivi possano essere tollerati. L’emozione prima regolata nel rapporto diventa regolata internamente in conseguenza di esperienze relazionali che sostengono lo sviluppo cerebrale del sistema limbico.  Continue reading

Se la mente è composta da configurazioni relazionali, se la persona è comprensibile solo nel contesto delle sue relazioni passate e presenti ne consegue che l’indagine analitica presuppone una inevitabile partecipazione nel mondo interno del paziente che cercherà una opportunità di riattualizzare nella relazione analitica un passato non ancora linguisticamente esprimibile . Continue reading

I caratteri della psicoanalisi: il rapporto con l’oggetto primario (C. Bollas)

Il disordine caratteriale è concepito da C. Bollas, nell’ottica della scuola delle relazioni oggettuali, come un fallimento conseguente ad un parziale arresto del Sé in rapporto all’oggetto primario, per cui il Sé e’ ristretto dalla relazione inconscia con l’oggetto primario. Gli stati borderline, schizoidi ed isterici si riferiscono alla struttura del Sé in conflitto con l’oggetto primario; l’origine di questa relazione inconscia nasce nella complessa relazione fra la madre e il bambino. L’inconscio materno ha una profonda influenza sulla vita psichica dell’infante inquanto la madre proietta nel bambino i propri desideri ed il proprio modo soggettivo di percepirlo. Continue reading

P. Verahege (2004), analista contemporaneo di orientamento lacaniano, descrive le origini e la natura profondamente intersoggettiva dell’identita’ umana. L’ansia di separazione è il punto di partenza nel processo di acquisizione dell’identita’. Il bambino impotente ed in balia di una tensione somatica si rivolge all’altro attraverso il pianto, questo è il prototipo di tutte le successive relazioni intersoggettive. L’altro risponde con delle specifiche azioni che lo sollevano dalla tensione spiacevole e in questo senso possiamo dire che l’istinto somatico ha una dimensione intersoggettiva fin dall’inizio.  Continue reading

Diagnosi e discorso

La diagnosi è un atto provvisorio di orientamento, le parole pronunciate dal paziente sono lo strumento diagnostico elettivo, è centrale fare una diagnosi della struttura psichica del soggetto e questa diagnosi necessita di una metapsicologia. Ad esempio il criterio diagnostico secondo il modello teorico della scuola delle relazioni oggettuali è il rapporto imconscio del soggetto con l’oggetto primario, quello della prospettiva lacaniana il rapporto del soggetto con il desiderio che in origine e’ il desiderio dell’altro.  Continue reading

La relazione con l’oggetto e la mancanza dell’oggetto

Dopo i miei anni di formazione a New York, al W. A. White Institute e al Post Doctoral Program in Psychoanalysis della New York University, che ho voluto essere la più eclettica possibile, ho scoperto l’utilità dell’uso dialettico del modello winnicottiano, nell’elaborazione di Bollas, e del modello lacaniano, così come elaborato e clinicamente applicato da alcuni analisti europei e nordamericani che hanno integrato il pensiero lacaniano.
Entrambe i modelli si occupano della natura profondamente intersoggettiva dell’identità, del bisogno di un rapporto significativo con l’oggetto e di come il soggetto sia vulnerabile alle vicende relazionali e in balia di un’altro che in modi diversi può favorire o interferire con la realizzazione di una sua identità soggettiva distinta. Il modello delle relazioni oggettuali insiste maggiormente sul rapporto con l’oggetto mentre la prospettiva lacaniana sulla mancanza dell’oggetto.  Continue reading

Ogni scuola psicoanalitica fornisce una prospettiva teorica che diventa oggetto analitico e costituisce il destino del rapporto terapeutico e lo sviluppo del Sé del paziente dipende dagli oggetti analitici che siamo in grado di presentare. Il compito dell’analista contemporaneo è di comprendere la molteplicità delle scuole in quanto ognuna rappresenta una funzione da includere nello spazio analitico ed indispensabile all’espansione e alla trasformazione del Sé del paziente.
La tecnica analitica muta a seconda della realtà emotiva della seduta e cosi’ l’atteggiamento analitico puo’ variare da una posizione classica, che mantiene la cornice, i confini, rispetta il valore del silenzio e dell’ascolto, per diventare interpretativa, facilitante, supportiva, celebrativa, reciprocamente giocosa o controtransferalmente confrontativa. Tutte queste modalità assieme costituiscono il cuore del processo analitico.  Continue reading

Non solo ci siamo abituati a convivere con la molteplicità dei modelli ma abbiamo imparato ad apprezzare l’uso dialettico delle diverse prospettive e accettato la relatività delle verità in esse contenute ridimensionando il nostro bisogno di verità assolute e di teorie reificanti.
Il brillante lavoro di analisi comparativa dei modelli psicoanalitici sviluppato da J. Greenberg e S. Mitchell (1983) è stato uno strumento indispensabile in questo percorso, ha evidenziato i limiti del modello pulsionale freudiano nello spiegare la complessità della mente umana e ha dimostrato come i successivi passi di aggiustamento teorico sono serviti ad integrare nel modello freudiano originario la dimensione più esperienziale e relazionale dello sviluppo mentale.  Continue reading

C’e stata una riflessione e un intenso dibattito sulle implicazioni epistemologiche della svolta relazionale in psicoanalisi che propone un modo alternativo di concepire la natura della realtà verso un superamento del paradigma positivistico.
Così come la teoria psicoanalitica relazionale ha ridefinito la mente da una visione di strutture predeterminate che emergono dall’interno di un organismo individuale verso una struttura che deriva dalle interazioni con un campo interpersonale, il modello relazionale ha anche ridefinito la verità come consenso razionale raggiunto da una comunità che dialoga attraverso un metodo attivo di confronto dialogante.  Continue reading