Ascolto e tecnica psicoanalitica

20 agosto 2013 » In: La psicoanalisi relazionale » Leave a comment

 

L’aspetto principale del metodo analitico è l’ascolto, un ascolto attento, non un modo autocentrato di ascoltare che annulla l’alterità dell’altro, basato sulla nostra fretta di capire e di riferire il discorso del paziente a quello che già sappiamo, trascurando le differenze. Questo è un modo narcisistico di ascoltare e più l’analista opera in questa modalità meno riesce ad ascoltare e a lasciarsi sorprendere dalla verita’ che emerge inaspettatamente. E’ necessario lasciarsi impressionare dal contenuto inconscio, dall’aspetto latente della catena associativa lasciando che la verità emerga senza un nostro sforzo attivo che spesso interferisce con l’emergere del contenuto inconscio. L’obbiettivo dell’ascolto analitico è nei confronti del contenuto represso, del Sé dissociato, di qualcosa che viene evitato, e il discorso del paziente è spesso una formazione di compromesso fra il significato intenzazionale e quello represso.
La curiosità dell’analista avrà una conseguenza destrutturante sul discorso del paziente.
L’atteggiamento principale è di curiosità. L’analista non è un super-esperto ma con la sua curiosità non giudicante invita il paziente a riconsiderare il significato della propria esperienza e a sviluppare la stessa curiosità nei confronti delle proprie parole pronunciate, ad ascoltare retrospettivamente il significato del proprio discorso.
Il nostro desiderio di comprensione dell’inconscio è la forza motrice del rapporto analitico che si contrappone alla passione nevrotica di continuare a non sapere. L’obbiettivo principale è che nel paziente emerga lo stesso desiderio di mettere in discussione la propria vita. Questo desiderio diventa primario rispetto alla iniziale richiesta di sollievo dal sintomo. Si tratta di una fase preliminare che può avere durate diverse.
Il ruolo analitico è nel segnalare le ambiguità del discorso, i significati non intenzionali. Il Sé infatti tende ad escludere tutto ciò che sembra estraneo e il ruolo analitico consiste nel porre l’attenzione a ciò che è stato veramente detto.
Lo studio analitico diventa uno spazio di risonanza all’interno del quale il paziente darà voce ai suoi pensieri e sarà lui stesso ad ascoltare e riflettere sul proprio discorso.
L’analista non è il padrone del sapere, l’autorità ultima, ma il soggetto che sà è l’inconscio dell’analizzando. Il potere analitico sta nella nostra predisposizione desiderante ad ascoltare e nella capacità di sostenere prolungati periodi di incertezza.
La strategia di non rispondere alle domande non ha lo scopo di mantenere i limiti del rapporto analitico ma di portare il desiderio del soggetto in prima linea.
Il desiderio nasce dalla mancanza, da un vuoto, l’analista non ha un desiderio specifico se non nei confronti del soggetto inconscio che deve emergere parlando un proprio desiderio. L’analizzando si aspetta che il desiderio dell’analista coincida con quello genitoriale ed è pronto a mettersi in una posizione di compiacimento o di opposizione. Il nostro lavoro consiste nella ricerca dei nodi che impediscono la soggettivazione del desiderio.

Bibliografia

- Verhaege, P. (2004) On Being Normal and Other Disorders. Other Press, New York.
- Fink, F. (1997) A Clinical Introduction to Lacanian Psychoanalysis. Harvard University Press: Cambridge and London.

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