La diagnosi della struttura psichica nella prospettiva della scuola delle relazioni oggettuali*

20 agosto 2013 » In: La psicoanalisi relazionale » Leave a comment

 

I caratteri della psicoanalisi: il rapporto con l’oggetto primario (C. Bollas)

Il disordine caratteriale è concepito da C. Bollas, nell’ottica della scuola delle relazioni oggettuali, come un fallimento conseguente ad un parziale arresto del Sé in rapporto all’oggetto primario, per cui il Sé e’ ristretto dalla relazione inconscia con l’oggetto primario. Gli stati borderline, schizoidi ed isterici si riferiscono alla struttura del Sé in conflitto con l’oggetto primario; l’origine di questa relazione inconscia nasce nella complessa relazione fra la madre e il bambino. L’inconscio materno ha una profonda influenza sulla vita psichica dell’infante inquanto la madre proietta nel bambino i propri desideri ed il proprio modo soggettivo di percepirlo.
Quando parliamo di oggetto primario non intendiamo semplicemente dell’esperienza che il Sé ha della madre in quanto tale, questo rapporto inconscio è anche caratterizzato dall’equilibrio di amore e odio insito nell’economia interna al bambino. L’oggetto primario è un derivato delle esperienze con altri reali, alcune influenzate da fattori ambientali come ospedalizzazione, morte in famiglia, malattie, divorzi…, alcune influenzate dai disordini caratteriali dei genitori e altre dalle caratteristiche costituzionali del Sé. Quando si parla di madre, questo concetto può comprendere le caratteristiche dello stile materno, cosi come fattori ambientali disturbanti e le proiezioni del bambino.
Tutti i disordini caratteriali possono essere compresi come un adattamento alla “madre”.

La personalità narcisistica

Il narcisista vive la madre come altro sostanzialmente inaffidabile, il bambino risolve il problema di una dipendenza frustrante sradicando la presenza materna dal proprio mondo interno e sostituendola con una parte del Sè, la conseguenza di questo distacco è un’apparente infatuazione col Sè.

* (Liberamente tratto da un seminario di supervisione clinica tenuto dal Dr. Bollas a New York nel 1992)

La strategia narcisistica è di rimpiazzare l’altro con un oggetto armonico nel mondo esterno che supporterà la ricerca narcisistica di tranquillità, di pace interna.
Nei loro rapporti i narcisisti cercheranno qualcuno da cui essere idealizzato, un’altro compatibile con il loro amore per se stessi. La strategia inconscia è di negare la differenza fra il Sé e l’altro. Evitano le complessità dell’esperienza vissuta e per questo possono essere noiosi. Nel transfert idealizzano l’analista nello sforzo inconscio di essere amati allo stesso modo sotto forma di rispecchiamento empatico e regiscono con rabbia se si sentono giudicati o criticati. Se non riescono a ricostruire l’armonia nel rapporto con l’altro vivono un vuoto psichico, conseguente all’annullamento dell’oggetto materno, precipitando in una depressione di tipo narcisistico. Nel controtransfert questi pazienti sono vissuti inizialmente come affascinanti, veniamo invitati nel loro mondo interno e nel rapporto sofisticato che intrattengono con la loro mente in un’ottica di autosufficenza, ma gradualmente sono vissuti come noiosi e, per via della loro fondamentale non relazionalità e negazione della diversità dell’altro, l’analista dovrà lottare per mantenere una propria esistenza psichica separata e significativa. Nel controtransfert il paziente narcisista ha l’obbiettivo di far addormentare l’analista.
Il narcisista investe nel non essere disturbato e affettivamente condizionato, evita la vita psichica sia interna che esterna, gli oggetti interni ed esterni vengono neutralizzati per proteggersi da intrusioni e per non essere sopraffatto da stati affettivi incontrollabili. Cerca idealizzazione che diventa negazione dell’oggetto e prova rabbia quando l’oggetto fallisce rispetto alla aspettativa idealizzante.
E’ importante analizzare la struttura narcisistica come un attacco all’altro e alla dimensione relazionale e la rabbia narcisistica a differenza di quella borderline non ha lo scopo di inquinare l’altro ma è espressione di un profondo bisogno di restaurare una omeostasi interna dove il soggetto ritrova un rapporto di amore verso il proprio Sé. Vogliono essere amati, non disturbati.
Nel transfert ricercano rispecchiamento e idealizzazione, vivono in una dimensione di autosufficenza e una perdita dell’oggetto Sé viene vissuta come una profonda ferita narcisistica, una grave deprivazione di un bisogno di base, della fusionalità rispecchiante di cui si sono sentiti deprivati. Psicoanaliticamente è corretto ripristinare attraverso l’empatia una relazione narcisisticamente rispecchiante ma prima o poi la relazione con l’oggetto primario deve essere analizzata.

La personalità borderline

Il soggetto borderline ha vissuto l’oggetto primario come causa di continue turbolenze al Sé per cui gli stati mentali di tormento sono diventati l’equivalente interno e la soluzione difensiva adottata è di scindere l’oggetto e costruire un oggetto ideale composto dai tratti buoni della madre, come alternativa fragile all’altra madre, quella traumatizzante. Si tratta di una soluzione temporanea perchè il soggetto borderline sente che l’oggetto vero può essere trovato unicamente negli stati mentali di turbolenza.
Inconsciamente il borderline ricerca questa turbolenza. Nel transfert scinderanno l’analista in un oggetto fragile idealizzato ed uno denigrato vissuto come più vero e simile all’oggetto primario.
Nella ricerca di questo oggetto scisso sfrutteranno gli errori interpretativi dell’analista o i suoi fallimenti empatici, tramutandoli e alimentando veri e propri festival paranoici. Nel controtransfert l’analista diventa ansioso, arrabbiato e molto a disagio.
Il paziente borderline usa il rapporto per evacuare la rabbia, ricerca l’oggetto per distruggerlo rievocando il rapporto con l’oggetto primario, questa confusione patologica è vissuta come l’unica connessione reale, un crollo in uno stato affettivo di intensa turbolenza che ha la qualità di un dipendenza intossicante che diventa l’oggetto del desiderio del borderline. La lotta per tenere questo stato affettivo imbottigliato del resto porta ad un intollerabile stato di alienazione e di vuoto per cui lo scoppio della reazione rabbiosa diventa non solo inevitabile ma necessaria.
Nel controtransfert l’analista si sente molto ansioso per la rabbia inconscia e cerca di evitare che irrompa apertamente nel rapporto mentre il paziente che lotta con un crescente senso di annichilimento, quando sottoposto a frustrazione, reagisce in modo maligno, una reazione esplosiva fuori da ogni possibilità di controllo. Si tratta di un profondo piacere si perdersi in uno stato affettivo di rabbia che è al tempo stesso orribile e gratificante che lo fa sentire reale. Una attrazione per il disatro e la tragedia. Il borderline ha una madre disturbata.
E’ importante definire la natura della relazione con l’oggetto primario e nel transfert la disposione fondamentale del paziente nei confronti dell’analista. Un nuovo modo di considerare la posizione borderline è che lo stato di turbolenza affettiva è l’oggetto del desiderio di questo paziente. Quello che fino ad ora è stato considerato un crollo nella rabbia è ora visto come uno stato affettivo ricercato perchè solo in quello stato affettivo il paziente è in contatto con l’oggetto primario, la madre disturbata. L’oggetto è all’interno del Sé sotto forma di stato affettivo turbolente. Nel lavoro con il borderline abbiamo spesso a che fare con una reazione a qualche cosa che qualcuno ha detto o fatto, o l’analista ha detto o fatto, che si intensifica in una vera esplosione di rabbia.
Quando parliamo di affettività borderline è importante chiarire che non si tratta solo di rabbia ma di un molteplice strato di affetti tra loro connessi. E’ al tempo stesso panico, ansia di separazione, perdita e un’aspetto depressivo. Uno stato affettivo molteplice con contenuti ideativi che possono essere quasi allucinatori, un’esperienza sensoriale, una sensazione di rabbia e irritazione e una componente somatica che ha una funzione difensiva e coesiva al tempo stesso.
Queste caratteristiche emergono dall’esperienza di una madre che ha un impatto violento sul Sé del bambino sia quando è eccessivamente presente ed invasiva che quando è abbandonica.
Dobbiamo ricordare comunque che spesso tendiamo a pensare nei termini di persone reali, il padre e la madre dimenticando che un bambino in età infantile è condizionato da cambiamenti sottili nell’ambiente familiare, eventi traumatici e aspetti caratteriale genitoriali.
Il paziente borderline quindi inconsciamente cerca di disturbare lo psicoanalista in modo che egli abbia l’esperienza diretta del rapporto con l’oggetto primario e quando il paziente si accorge che l’analista è effettivamente coinvolto dalla sua stessa turbolenza si sente finalmente dentro di lui o meglio sono l’uno dentro all’altro. In questo modo possiamo capire la reazione terapeutica negativa conseguente ad un miglioramento: il paziente teme di perdere il legame con l’oggetto primario.

La personalità schizoide

Il carattere schizoide vive la madre come esclusivamente intrusiva, la sua soluzione consiste in un distacco che sembra dire: ”Mi hai messo al mondo ma mi fai paura, non mi resta altro che distaccarmi da te, dalle emozioni e studiarti”. Lo schizoide in questo modo trasforma lo spazio relazionale in un laboratorio dove il Sé assume il ruolo di scienziato ricercatore. Queste ricerche popolano la sua mente di migliaia di immagini materne e del Sé, ogni esperienza vissuta è ripetutamente esaminata nella mente fino al punto in cui la mente diventa l’oggetto fondamentale di dipendenza. Contemplando esperienze future considerera tutte le possibili opzioni fino al punto che il pensare sostituisce l’esistenza stessa.
Lo schizoide investe nel proprio mondo interno a discapito delle interazioni interpersonali, è cognitivamente presente ma distaccato affettivamente, come uno scrittore che sviluppa un rapporto molto intenso con i propri personaggi ma ha una vita relazionale molto povera.
L’ansia fondamentale dello schizoide è di essere invaso, ingolfato, dall’oggetto che è stato precocemente introiettato attraverso l’esperienza di di essere l’oggetto passivo di un’intensa relazione d’amore a scapito di una reale interazione.
Lo schizoide sostituisce il piacere di scrutinare il mondo interno all’intensità della dimensione relazionale di reciproca influenza affettiva.
Il trattamento psicoanalitico può trasformarsi in una collusione con la personalità schizoide, in un distacco anafettivo e al tempo stesso un rapporto di fusionalità con il setting senza che la struttura schizoide e il rapporto con l’oggetto primario venga trasformato.
E’ importante analizzare la paura di arrendersi alle emozioni e la resistenza, espressione di un profondo timore di diventare ostaggio dell’invasione dell’altro.
Nel transfert lo schizoide cercherà di usare la mente come fine in se stesso per parlare e spiegare il mondo interno all’analista ma sarà terrorizzato dall’esperienza emotiva che lo porta pericolosamente ad arrendersi all’oggetto primario.
Nel controtransfert l’analista viene inizialmente affascinato dal mondo interno del paziente e sedotto in uno stato schizoide nel quale la mente come oggetto di studio sostituisce una collaborazione psichica affettiva.
Il narcisista cerca di sostenere un Sé vuoto, lo schizoide è popolato di oggetti, il borderline ricerca stati mentali turbolenti mentre il narcisista l’armonia. Lo schizoide vive l’esperienza emotiva come un arrendersi all’oggetto primario e preferisce il distacco mentre il borderline ricerca un incontro confusivo.

La personalità perversa

Il perverso agisce all’esterno i contenuti sessuali del conflitto, l’isterico li rimuove ma entrambi vivono la sessualità come problematica e in una dimensione autoerotica, dissociata. Il perverso alla conquista dell’oggetto del desiderio nella realtà mentre l’isterico lo ricerca nella fantasia.
Il perverso è costretto ad immaginare ed agire una particolare scena erotica che domina la sua esistenza e l’interezza della sua esistenza sessuale cercando di rovesciare l’originaria sottomissione in un costante sforzo da parte del Sé di mettersi in salvo da un altro materno, sessualmente pericolosamente eccitante, del cui piacere è stato l’oggetto passivo. Questa posizione passiva nei confronti del piacere materno comporta il rischio di estinzione del Sé.
La madre del perverso si rapporta al proprio bambino come il suo segreto oggetto sessuale, oggetto della sua fantasia erotica inconscia in una scena caratterizzata dal distacco emotivo.
Mentre la madre dell’isterico si ritrae nel suo universo immaginario per creare una relazione sessuale con un oggetto interno puro, la madre del perverso agisce questo investimento nel reale, come riflesso del suo carattere o di circostanze di vita che la rendono emotivamente distaccata dal bambino. Il bambino oggetto dell’attenzione perversa percepisce la propria sessualita’ come un attacco proveniente dal reale e l’eccitamento del Se’ è parte di una pericolosa esperienza di disintegrazione.
Attraverso una sessualita’ compulsiva il perverso cerca di riorganizzare l’esperienza disintegrante di un istinto provocato dall’altro di cui si è sentito l’oggetto passivo. Il perverso cerca di irrompere nell’altro proiettando l’intero complesso nella vittima. Quello che trova è solo un’intimità che permette una scarica istintuale che lo rimanda all’esperienza di essere stato l’oggetto della seduzione sessuale dell’altro e nient’altro. E’ stato usato come l’oggetto di una veloce eccitazione materna.

La personalità isterica

Per via dell’approccio psichiatrico usato negli Stati Uniti, e da Kernberg in particolare, molti pazienti isterici vengono diagnosticati come borderline. L’isterico si identifica con il mondo interno dell’altro, con il suo desiderio inconscio e, sacrificando una propria identità radicata nel corpo sessuato, si espone a quella che spesso viene identificata come la principale caratteristica della personalità borderline: la frammentazione dell’identità. L’isterico ha preso dentro di se le identità degli altri, le agisce e senza comprenderle psichicamente rimane in uno stato di insoddisfazione e vuoto. Si può vedere come l’isterico, particolarmente in uno stato di panico, può sembrare borderline, anche se, diversamente dal borderline, è in grado di riflettere e si preoccupa di come l’altro lo percepisce. Nell’isterico c’è sempre una parte scissa che osserva gli agiti nell’incontro con l’altro, ed egli è capace di produrre innumerevoli personalità purchè l’altro le creda vere, la sua caratteristica fondamentale è l’identificazione con il desiderio dell’altro e la tendenza al sacrificio del Sé è espressione di un profondo bisogno di amore incondizionato di cui si sente profondamente deficitario.
Arriva nello studio dello psicoanalista con delle problematiche molto specifiche come un rapporto fallito o ansia nei confronti di un viaggio imminente o una fobia di volare, qualcosa di piuttosto preciso. In realtà vive con un falso Sé e in uno stato di profonda confusione identitaria, non conosce la propria identità sessuata ( sono uomo o donna! ), ma diversamente dal borderline che è incapace di identificarsi con l’oggetto, si identifica sia con la madre che con il padre e vive attraverso l’imitazione e l’agito di identità altrui.
L’isterico è testimone di un intenso, anche se distaccato, amore materno nei confronti del Sé; amore evidenziato dalla appassionata narrativa materna che riguarda il suo bambino e dalla rappresentazione che lei fa di questa scena amorosa. Quello che manca nell’inconscio materno è la capacità di desiderare il potenziale corpo sessuato del bambino e in particolare di riconoscere i genitali; nei confronti dello sviluppo sessuale la madre è profondamente ambivalente.
Il bambino alla ricerca della sua identità cerca di identificarsi con l’oggetto del desiderio materno e di rappresentarlo alla madre sospendendo la possibilità di un proprio autentico sviluppo che includa un corpo con dei genitali e la possibilità di una identità sessuata. Nell’inconscio il soggetto isterico vive in una scena immaginaria ed affettiva che tradotta in parole direbbe: “Io sarò l’oggetto puro che tu ami nel tuo mondo immaginario, mi sposerò a quest’immagine ascetica ed ad essa sarò fedele sacrificando per te una mia autonomia sessuata”.
Il falso Sé è insostenibile, il paziente non ha una sua voce o sceglie di non usarla, vive in una rappresentazione di sé e presenta scenari che lo affliggono. Lui fa il film di se stesso e si commuove. In analisi il suo scopo è di identificarsi con il desiderio dell’analista e rappresentare il bambino che soffre.
Il soggetto isterico sopravvive con un falso Sé attraverso la capacità di identificarsi e rappresentare, di entrare nel mondo interno dell’altro e attraverso l’uso del linguaggio usato per rappresentare gli aspetti inconsci del Sé e catturare l’altro e l’analista nel proprio mondo immaginario.
La idealizzazione del Sé e dell’altro è un modo per desessualizzare. Come in una scena religiosa di un Cristo desessualizzato e sofferente con la madonna non parla della sua sessualita’ e del corpo. Io soffro per te mamma, vogliono essere il tuo bambino piccolo e nel transfert, l’analista è vissuto come un adulto.
L’isterico non ha ricevuto l’erotizzazione dalle mani della madre, ma lei lo ama: non può amare il suo corpo ma può amare la rappresentazione di esso, viene erotizzato il Sé del bambino.
L’isterico tiene la parte adulta del Sé segreta all’analista e il parlare provoca un senso di disagio perchè comporta l’essere visibile con un corpo che parla.
Si provano vissuti di amore verso gli isterici, bambini stupendi da proteggere e diversamente dal borderline che attacca la mente dell’analista, l’analista prova amore nel controtransfert.
C’è una somiglianza fra l’isterico e lo schizoide, quest’ultimo vive il corpo in termini anali, un corpo disgustoso che puzza, l’isterico si dissocia dal corpo ma l’attacco riguarda la sessualià, la vergogna e il rifiuto dei genitali. La sessualità distrugge il legame con la madre.
Il borderline non è interessato a drammatizzare, mentre con l’isterico c’è una collaborazione inconscia, il borderline attacca il legame. L’isterico attacca l’analisi ma non il legame, e la reazione terapeutica negativa è frequente e se vivono l’analisi come crescita psicosessuale, all’ora devono fermarsi, per salvaguardare il Sé infantile piccolo e sofferente che sarebbe spazzato via dall’ingresso nell’universo sessuato. Nell’isteria maligna lo scopo è di raggiungere livelli di regressione estrema, il paziente che non può crescere diventa anoressico, minaccia di uccidersi al fine di raggiungere la dipendenza assoluta. Il paziente isterico può anche presentarsi come psicotico per identificarsi con il nostro desiderio di psicosi, ma in questo caso non si tratta di un attacco al legame.
Il metodo psicoanalitico consente di analizzare la struttura isterica e di trasformare la scena inconscia nella quale il soggetto isterico vive lasciando spazio attarverso la parola pronunciata all’affermazione di una identità che integra il corpo sessuato.

La schizofrenia

La caratteristica principale del rapporto dello schizofrenico con l’oggetto primario è che l’oggetto non esiste, così come non esiste un Sé distinto dall’oggetto. L’oggetto non è mai stato percepito come distinto, così tutte le espressioni di bisogno e desiderio devono essere eliminate per evitare l’insostenibilità dell’assenza dell’oggetto.
Nel transfert lo psicotico cerca di ridurre tutti i contenuti mentali, la comunicazione in tutte le sue forme e la minimizzazione delle implicazioni transferali.
Lo psicotico è terribilmente disturbato dall’emergere di emozioni e sentimenti, in particolare di amore, e fa di tutto per sbarazzarsene. L’odio è meno disturbante perchè tende a distruggere qualunque possibile legame. Nel controtransfert l’analista viene trasportato nella direzione di un disinteresse nei confronti di un contatto emotivo significativo con il paziente. Questo movimento di evitamento è comprensibile inquanto questi pazienti, se raggiunti, tendono ad agire gravemente. In questo senso l’approccio di Kernberg è importante nello strutturare una cornice terapeutica e un’alleanza con la parte non psicotica della personalità.
Lo psicotico soffre di una vera paralisi nei confronti del linguaggio. L’ansia di parlare ad uno sconosciuto è molto forte in particolare se con allusioni romantiche per via della pericolosa tendenza fusionale che minaccia il falso Sé, è meglio parlare in modo ordinario ed affettivamente distaccato.
Con gli psicotici è importante riferirsi al metodo, il terzo come oggetto, non c’è solo la relazione ma anche il metodo.
La distinzione fra mente e Sé emerge chiaramente nella psicosi. Lo psicotico non si fida della propria mente perchè lavora troppo e lo attacca.

Bibliografia

- C.Bollas, (2000) Hysteria. London: Routledge. Trad. it.: (2001) Isteria. Raffaello Cortina Ed.

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