La ricerca della soggettivita’: Verso un nuovo paradigma

15 agosto 2013 » In: Uso dialettico dei modelli » Leave a comment

 

Non solo ci siamo abituati a convivere con la molteplicità dei modelli ma abbiamo imparato ad apprezzare l’uso dialettico delle diverse prospettive e accettato la relatività delle verità in esse contenute ridimensionando il nostro bisogno di verità assolute e di teorie reificanti.
Il brillante lavoro di analisi comparativa dei modelli psicoanalitici sviluppato da J. Greenberg e S. Mitchell (1983) è stato uno strumento indispensabile in questo percorso, ha evidenziato i limiti del modello pulsionale freudiano nello spiegare la complessità della mente umana e ha dimostrato come i successivi passi di aggiustamento teorico sono serviti ad integrare nel modello freudiano originario la dimensione più esperienziale e relazionale dello sviluppo mentale. 
Superando le contrapposizioni più radicali si è arrivati a considerare la dimensione energetico-pulsionale e quella relazionale e intersoggettiva come prospettive diverse e non incompatibili.
Si riconosce attualmente che la pulsione è intrinsecamente relazionale e che il suo destino è profondamente condizionato dal suo incontro con l’altro, per cui l’aspetto reale della pulsione dovrà essere contenuto dai significati ad essa attribuiti nel contesto intersoggettivo all’interno del quale l’identità individuale prenderà forma.
Stiamo assistendo ad una sostanziale convergenza fra quei modelli che hanno come centro principale di interesse l’attenzione al soggetto e al suo sforzo continuo per mantenersi immerso nella realtà sociale di cui ha bisogno e salvaguardare al tempo stesso un’altrettanto necessaria consapevolezza di una identità distinta e radicata nel corpo.
Secondo Kirsnher (2004) la psicoanalisi contemporanea sta attraversando un’importante trasformazione nella quale le origini dell’identità e il mantenimento del senso di vivere soggettivamente la nostra esistenza sono l’oggetto di studio e l’attenzione terapeutica primaria.
Questa crescente attenzione al soggetto sembra essere legata alla sintomatologia che, come nel caso del disturbo di panico, si è spostata nella direzione della patologia attuale in conseguenza della crescente disorganizzazione sociale e della mancanza di ancoraggi saldi, anche se alienanti per l’individuo, ai valori della società patriarcale, delle religioni e delle ideologie dominanti del passato.
Kirshner (2004) sostiene che tutto questo, comprese le diverse norme legate allo sviluppo dell’identità sessuale, espongono l’individuo ad un maggiore senso di abbandono e ad una vulnerabilità nei confronti del Reale, cioè di quella dimensione della realtà che non può essere linguisticamente contenuta e che si presenta al Sé come un’incontro insostenibile.
Se osserviamo più da vicino i principali modelli psicoanalitici vediamo come nel modello della Psicologia dell’Io si riconosce che il processo evolutivo di adattamento ed individuazione necessita di un ambiente caratterizzato da un’intensa immediatezza affettiva e che i disturbi pre-edipici sono causati da un fallimento nella qualità della relazione primaria.
La psicologia del Sé chiarisce come il centro dell’identità si consolidi nel punto di incontro fra le potenzialità innate del bambino e le aspettative desideranti dei genitori che svolgono un ruolo determinante di supporto narcisistico.
Kohut, come Winnicott, non da per scontata l’acquisizione di una identità soggettiva e volge la sua attenzione alla dimensione drammatica della lotta del soggetto per mantenere una coesione psichica senza la quale ogni tipo di adattamento alla realtà si svuota pericolosamente di significato
Nella prospettiva intersoggettiva di Stolorow si parla dell’importanza, per il consolidamento del Sé, dell’incontro tra due soggettività in sintonia nel contesto di una continua e reciproca influenza affettiva.
Winnicott sostiene che la nascita del Sé è legata all’incontro tra l’illusione onnipotente del bambino e la disponibilità materna ad anticipare i suoi bisogni sostenendo tale illusione in una corrispondenza il più possibilmente perfetta fra oggetto soggettivamente percepito e oggetto esterno.
I fallimenti empatici, la mancanza di contatto o una totale accessibilità dell’oggetto, possono danneggiare il Sé e deprivare il bambino dello sviluppo di quello spazio mentale interno necessario per la consapevolezza della propria mente, dei propri gesti spontanei e, come sostiene Bollas (1989), di un suo idioma personale.
Anche nella prospettiva lacaniana, che è profondamente intersoggettiva, il rispecchiamento, il riconoscersi come oggetto di un’attenzione desiderante, è alla base della formazione e del consolidamento di un senso di identità e la conquista di una identità soggettiva sta nella capacità del soggetto di affermarsi dal desiderio dell’Altro, indispensabile ma alienante, parlando un proprio desiderio.
Nella fase dello specchio, intesa come allegoria del processo identificatorio, l’dentità umana trova, secondo Lacan (1996), la propria origine nell’incontro del soggetto con il desiderio dell’Altro, inteso non solo come altro primario ma anche come sistema linguistico che pervade il soggetto; questo incontro plasmerà profondamente l’immagine che l’individuo ha di se stesso.
Anche nel modello sviluppato da Fonagy (2008) al centro della nostra identità c’è la rappresentazione di come siamo visti dall’altro e la funzione riflessiva, indispensabile alla compresione della dimensione relazionale, presuppone un rispecchiamento adeguato degli stati affettivi. La madre infatti attribuendo un’intenzionalità ed un significato agli stati affettivi del bambino lo tratta come un soggetto rappportandosi in questo modo alla sua potenziale soggettività. Se il bambino non riesce a trovare una versione riconoscibile del proprio stato affettivo nella mente dell’altro perderà l’opportunità di una acquisizione della rappresentazione simbolica del proprio stato psichico.
In tutti questi modelli emerge la visione di un essere umano che fin dall’inizio è orientato in senso relazionale e che solo gradualmente emergerà come soggetto consapevole. La consapevolezza del Sé richiede infatti un prolungato periodo di immersione nell’esperienza di essere parte di un ambiente che sostiene adeguatamente lo sviluppo dell’identità.

- Greenberg, J. R. e S. A. Mitchell (1986) Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica. Il Mulino
- C.Bollas (1989) Forces of Destiny. London: Free Association
Books. Trad. it.: (1992) Le forze del destino. Ed. Borla.
Kirshner, L. (2004) Having a Life. The Analytic Press, Hillsdale, N. J.
- Allen, J. Fonagy, P. (2008) Mentalizing in Clinical Practice. American Psychiatric Publishing Inc., Wahington and London.

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