L’approccio interpersonale/relazionale di P. Bromberg: trauma, dissociazione e uso dell’enactment*

20 agosto 2013 » In: Dissociazione e uso enactment » Leave a comment

 

L’identita’ ed il senso del Se’ dipendono dalla capacita’ di regolazione affettiva conseguente all’adeguato contenimento relazionale.
Secondo la moderna teoria dell’attaccamento il compito fondamentale e’ la creazione di un legame di attaccamento sicuro di comunicazione emotiva che promuove la capacita’ di regolazione affettiva. Il caregiver sensibile e sintonizzato sul piano psicobiologico regola a livello implicito gli stati di attivazione del bambino modulando i livelli non ottimali. Si tratta di un pattern di rotture e riparazioni della regolazione affettiva che nel caso della presenza di un genitore sufficentemente in sintonia e capace di contenimento e trasformazione simbolica dello stato affettivo fa si che gli stati affettivi possano essere tollerati. L’emozione prima regolata nel rapporto diventa regolata internamente in conseguenza di esperienze relazionali che sostengono lo sviluppo cerebrale del sistema limbico. 
Il trauma evolutivo relazionale plasma i patterns di attaccamento dai quali dipende la stabilita’ del Se nucleare. Il trauma consiste in un’inondazione caotica e terrificante di affetti che minaccia l’equilibrio psichico. La dissociazione si innesca automaticamente come difesa contro l’attivazione disregolata di stati affettivi soverchianti e per proteggere il rapporto di attaccamento. Il caregiver invece di modulare puo’ indurre stati traumatici duraturi di affetti negativi che inibiscono lo sviluppo psichico. Dopo una prima fase di iperattivazione in risposta al trauma relazionale segue l’uso

* Note tratte dai libri di P. Bromberg e dal seminaro di supervisione tenuto dal Dr. Bromberg a New York durante i miei anni training al W.A.White Institute.

della dissociazione come meccanismo difensivo di disimpegno dagli stimoli del mondo esterno.
In conseguenza di traumi relazionali la mente e’ trasformata in una struttura preposta a vigilare l’onda minacciosa di affetti disregolati.
La dissociazione e’ un fenomeno relazionale inquanto e’ nella relazione che aspetti del Se’ vengono mantenuti scissi, ed e’ intrinseca sia allo sviluppo normale che patologico.
I traumi relazionali connessi all’attaccamento hanno un perdurante impatto negativo per l’uso caratteriologico della dissociazione. L’iperattivazione disorganizzante minaccia la continuta’ del senso del Se. L’uso della dissociazione si associa a una compromissione della competenza dell’emisfero destro a elaborare le emozioni particolarmente quelle a forte valenza negativa. Si tratta di un pervasivo disimpegno dell’attenzione dal mondo esterno ed interno. La dissociazione svuota l’esperienza relazionale del contenuto emotivo prosciugandola e comporta una disconessione mente-corpo producendo un collasso della dimensione soggettiva e intersoggettiva. La dissociazione impedisce esperienze evolutive e determina un funzionamento difensivo/reattivo volto ad evitare la catastrofe psichica attraverso il distanziamento e diventa la principale forza di antagonismo al cambiamento in psicoterapia. La dissociazione patologica e’ una difesa primitiva contro affetti soverchianti e aspetto centale a molti disturbi psichici, dai disturbi reattivi dell’attaccamento nei bambini a quelli psicotici, ai disturbi alimentari…..
Gli enactments riportano in vita traumi evolutivi legati all’attaccamento e consiste di un processo dissociativo diadico trasmesso attraverso la comunicazione non simbolica e inacessibile al funzionamento riflessivo e si sviluppa nel rapporto attraverso una collusione dissociativa da parte del terapeuta. Il meccanismo dell’identificazione proiettiva e’ l’elemento centrale del processo di enactment. Si tratta di comunicazioni psicobiologiche ricevute nel controtransfert somatico del terapeuta (comunicazione fra emisferi destri) che agisce come regolatore degli stati affettivi consci ed inconsci, regolati e disregolati del paziente.
L’esperienza interpersonale di sentirsi “sicuro ma non troppo” consente novita’ e sorpresa e costituisce il contesto intersoggettivo nel quale l’enctment si sviluppa.
Lo sviluppo dell’identita’ nel processo terapeutico e’ la conseguenza della capacita’ dellla relazione di aumentare la soglia di tolleranza del paziente all’ iperattivazione affettiva. Il terapeuta sintonizzato psicobiologicamente consente al paziente di riesperire gli affetti disregolati in dosi tollerabili con un bisogno sempre minore di ricorrere alla dissociazione.
Le emozioni corporee e il rapporto mente cervello sono diventate il focus di indagine scientifica e clinica. Sostituzione del focus dal contenuto al processo in un processo reciproco di comunicazione e regolazione tra emisferi destri.
La relazione terapeutica puo’ offrire la riparazione della legittimita’ del diritto di esistere non solo come oggetto della mente di un altro, liberando dal tormento delle parti del Se dissociate, dell’uso della dissociazione e da una vita caratterizzata da un rigido isolamento affettivo, nel dolore del vuoto relazionale. Nasciamo, cresciamo e durante lo sviluppo siamo esposti all’impatto del trauma relazionale e la struttura mentale dissociativa, conseguente alla impossibilita’ di affidarsi ad un rapporto intimo, diventa totalizzante. La guarigione corrisponde allo scongelamento di questa struttura e alla conseguente crescita della personalita’.
Ognuno e’ vulnerabile all’esperienza di dover affrontare qualcosa che e’ piu’ di quanto la sua mente possa sostenere e la differenza sta nel grado di insostenibilita’ coneguenza a traumi evolutivi relazionali nel bisogno di attaccamento.
Quando si e’ in grado di vedere se stessi nel modo in cui gli altri ci vedono ci relazioniamo in maniera intersoggettiva, in uno stato mentale di apertura e recettivita’. Vedere se stessi attraverso gli occhi di un altro puo’ diventare eccessivamente stressante perche’ l’immagine dell’altro puo’ essere sentita come discrepante all’esperienza di Se e la mente si attiva attraverso la dissociazione che e’ un normale processo cerebrale. Le esperienze eccessivamente discrepanti sono conservate adattivamente in stati del Se separati che non comunicano tra loro. La mente/cervello organizza i suoi stati come un sistema protettivo. Questo rigido sequestro di stati del Se discrepanti modella e condiziona il funzionamento mentale.
In terapia la capacita’ di esplorare e giocare in maniera sicura con qualcosa che e’ sempre esistito solo come un’ombra dissociata del trauma passato e’ quello che si intende col ritirarsi dello tsunami. Questo avviene attraverso la trasformazione di stati del Se dissociati non ancora pensabili ma agiti nel rapporto e riconosciuti sotto forma di sorprese sicure, e che possono essere confrontati con l’esperienza soggettiva del terapeuta e diventare parte della configurazione della identita’ soggettiva. Si tratta della capacita’ in via di sviluppo di paziente e analista di spostarsi dalla modalita’ di fare esperienza dell’altro come un oggetto da controllare o da cui essere controllato, all’essere in grado di giocare e fare esperienza l’uno dell’altro come soggetti.
Il rischio insito nel processo terapeutico e’ dovuto al fatto che tanto piu’ sicuro si sente nella relazione tanto maggiore sara’ la speranza e diminuito il ricorso alla dissociazione portando all’inevitabilta’ dell’enactment. Il lavoro dell’analista consiste nell’utilizzare l’enactment per dare un significato rappresentazionale all’esperienza fino ad ora dissociata, il non-me, vissuta come evento affettivo nel mondo interno dell’analista e come evento relazionale, vissuto come crollo. La vergogna al pari dellla paura costituisce fonte di forte resistenza, si tratta di una doppia vergogna; ci vergogniamo a causa dell’episodio originario e perche’ proviamo sentimenti cosi’ intensi per qualcosa di cosi’ insignificante e apparentemente irrilevante che ha provocato il ritorno dell’esperienza traumatica.
Il cambiamento presuppone una negoziazione fra differenti stati del Se, ognuno con una propria voce e determinato a non cambiare, a preservare la continuita’ del Se anche se fortemente compromessa dalla dissociazione.
Quando l’altro originario, figura di attaccamento, non convalida l’esperienza soggettiva del soggetto, al fine di preservare l’attaccamento e la stabilita’ mentale, il soggetto dovra’ ricorrere al meccanismo difensivo scossorio. Inevitabilmente il desiderio del soggetto viene corrotto, il suo desiderio di condividere la propria esperienza soggettiva, legittimamente esprimibile. Questa parte dissociata diventa illegittima e il bambino comincia a dubitare della propria leggittimita’ come persona.
La vergogna e’ associata al ritorno del contenuto dissociato, il soggetto teme che nuovamente l’altro non considerera’ come reale la propria esperienza e di perdere la fonte di attaccamento.
E’ importante ricordare che una parte del Se del paziente vive una bramosia di riconoscimento, un’altra parte si aspetta un fallimento e l’umiliazione.
La dissociazione come processo mentale normale consente l’immersione in uno stato del Se’ tenendo gli altri stati temporaneamente separati ma in un ottica di integrazione dellla molteplicita’ del Se nel processo di acquisizione dellla capacita’ di sostenere la intersoggettivita’. La dissociazione diventa struttura patologica in conseguenza di una situazione relazionale traumatica che non consente un attaccamento sicuro. La mentalizzazione e’ compromessa e la via di uscita terapeutica comporta un processo fatto di collisioni e negoziazioni.
La rimozione e’ stata concepita come difesa dall’ansia provocata da un conflitto intrapsichico spiacevole ma sostenibile mentre la dissociazione e’ una reazione difensiva ad un trauma associato ad un flusso caotico di affetti non regolabili dalla mente che minaccia la stabilita’ del Se. Per il cervello questo tsunami non e’ mai risolto e la mente funziona nella dimensione del controllo preventivo, la mente diventa una funzione della dissociazione. La dissociazione ha l’effetto di disconnettere la mente dalla capacita’ di percepire cio’ che avverte come insostenibile per il Se deprivando la percezione del contenuto emotivo. Cio che viene svuotato di rilevanza emotiva sono le interazioni nel qui ed ora danneggiando la capacita’ di riflessione sulla propria mente e quella altrui e compromettendo quindi la dimensione intersoggettiva.
Gli aspetti scissi del Se diventano percettibili dall’analista prima come fenomeno soggettivo nel controtransfert, come un cambiamento nel proprio stato del Se, non ancora come consapevolezza di un qualcosa che sta avvenendo nella relazione.
All’inizio del rapporto manca un terreno condiviso, ciascuno inzia comportandosi in modo dissociato come se l’altro fosse un oggetto da gestire. In conseguenza del processo che porta all’inevitabile enactment ciascuno scopre la mente dell’altro e sulla base di un progressivo coinvolgimento si struttura la dimensione intersoggettiva di riconoscimento reciproco e la possibilita’ di riflettere sulla ripetizione degli aspetti traumatici del passato del paziente. Si tratta di uno shock contenibile.
Il Se nucleare dell’individuo, modellato dai primi patterns di attaccamento, e’ definito sia dal modo in cui gli oggetti genitoriali lo percepiscono sia da quello che gli negano di essere. Ignorando aspetti del Se come se non esistessero i genitori disconfermano l’esistenza relazionale di quegli aspetti. La disconferma e’ alla base del trauma relazionale. Questo restringimento del Se si protrae per mantenere una coesione interna e per salvare la dimensione di attaccamento. Le parti non-me continuano ad avere una loro vita che influisce sul destino del soggetto e sulla qualita’ delle sue relazioni senza che questo possa essere oggetto di riflessione e un contesto cognitivo condiviso.
E’ estremamente importante che l’analista sia attento alle manifestazioni di quegli aspetti del Se che aspettano un riconoscimento.
La dissociazione protettiva determinata dal trauma evolutivo, il trauma del non riconoscimento, e’ parte inevitabile delle prime fasi di vita di tutti. Gli stati del Se da separati ma in collaborazione diventano isole separate di verita’ ognuna delle quali funziona con una sua visione della realta’.
Il focus dell’attenzione della posizione di ascolto dovrebbe essere sui cambiamenti negli stati della mente non nel contenuto in se. Si tratta di un incontro percettivo con il vuoto dissociativo nell’attesa che gli stati non-me emergano trovando il riconoscimento mancato e diventare oggetto di riflessione integrante. Nella seconda fase sara’ possibile il lavoro di interpretazione del conflitto. Si tratta di una paradossale sospensione del pensiero razionale che privilegia la comunicazione fra emisferi destri.
Il nostro orecchio clinico ascolta il cambiamento negli stati del Se e nelle realta’ che li rappresentano invitandone l’espressione. Gli stati del Se sono moduli altamente organizzati ed individualizzati di essere, ognuno configurato dalla sua organizzazione di cognizioni, credenze, affetto ed umore dominanti, accesso alla memoria, comportamenti e valori.
A volte dopo una seduta che ci e’ sembrata particolarmente buona, produttiva, il paziente ritorna in uno stato oppositivo sorprendendoci con la rivelazione di uno stato del Se fino ad ora dissociato che ha vissuto quella seduta come pessima e pericolosa, esprimendo in questo modo la paura della dipendenza affettiva a cui un’altra parte del Se lo puo’ esporre.
Il funzionamento mentale e’ per sua natura una dialettica tra dissociazione e conflitto ed interpretare la reazione di rifiuto come resistenza cercando attraverso interpretazioni di ottenere la collaborazione del paziente e’ spesso un lavoro inutile mentre e’ piu’ produttivo accogliere lo stato del Se dissociato nel rapporto sopravvivendo alla confusione.
I sintomi in genere e quelli alimentari in particolare hanno lo scopo di tenere lontano l’iperattivazione affettiva e il suo potenziale distruttivo. La costante vigilanza sul peso corporeo sostituisce e preclude la possibilita’ di spontaneita’ e vitalita’ nel vivere.
Il Se e’ contemporaneamente multiplo e intero e la nostra esistenza e’ spianata da un illusorio senso di continuita’. La nostra mente e’ composta da una molteplicita’ di stati del Se che viviamo quotidianamente nella dimensione relazionale. La normale dissociazione e’ un meccanismo della mente/cervello che seleziona le configurazioni del Se adattive al rapporto con il mondo esterno e all’equilibrio interno. Parte del processo analitico consiste nel lavorare con parti del Se dissociate che esistono come esperienza non formulata.
La rimozione si riferisce ad un processo volto a negare un contenuto mentale che puo’ portare ad uno spiacevole conflitto intrapsichico. Un conflitto puo’ essere insostenibile per la mente e in questo caso la dissociazione funziona attraverso l’alienazione degli aspetti del Se incompatibili. La teoria del conflitto deve lasciare spazio al fenomeno dissociativo inquanto la dissociazione e’ intrinsecamente non conflittuale.
Il focus nel lavoro analitico con gli aspetti dissociati e’ nel processo e meno nel contenuto, questo per evitare la collusione fra un paziente ed un analista che cercano quello che e’ nascosto evitando in realta’ la consapecolezza di quello che viene agito nel qui ed ora.
Esiste una tecnica relazionale?
Se si puo’ parlare di tecnica relazionale questa si trova principalmente nella capacita’ dell’analista di negoziare e rinegoziare il significato di quello che costituisce un’utile condivisione di stati soggettivi. Il percorso che porta all’emergere della verita’ comporta la capacita’ di perdere il controllo sulla parte razionale e da parte del paziente l’abbandono della struttura difensiva e protettiva dissociativa che lo espone alla condivisione nel rapporto degli stati affettivi traumatizzanti e mai condivisi.
E’ fondamentale la capacita’ dell’analista di ascoltare senza recitare un ruolo e l’ingrediente fondamentale e’ la spontaneita’.

Bibliografia

- Bromberg, P. (2007). Clinica del trauma e della dissociazione. Raffaello Cortina Ed.

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