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La relazione con l’oggetto e la mancanza dell’oggetto

Dopo i miei anni di formazione a New York, al W. A. White Institute e al Post Doctoral Program in Psychoanalysis della New York University, che ho voluto essere la più eclettica possibile, ho scoperto l’utilità dell’uso dialettico del modello winnicottiano, nell’elaborazione di Bollas, e del modello lacaniano, così come elaborato e clinicamente applicato da alcuni analisti europei e nordamericani che hanno integrato il pensiero lacaniano.
Entrambe i modelli si occupano della natura profondamente intersoggettiva dell’identità, del bisogno di un rapporto significativo con l’oggetto e di come il soggetto sia vulnerabile alle vicende relazionali e in balia di un’altro che in modi diversi può favorire o interferire con la realizzazione di una sua identità soggettiva distinta. Il modello delle relazioni oggettuali insiste maggiormente sul rapporto con l’oggetto mentre la prospettiva lacaniana sulla mancanza dell’oggetto.  Continue reading

Ogni scuola psicoanalitica fornisce una prospettiva teorica che diventa oggetto analitico e costituisce il destino del rapporto terapeutico e lo sviluppo del Sé del paziente dipende dagli oggetti analitici che siamo in grado di presentare. Il compito dell’analista contemporaneo è di comprendere la molteplicità delle scuole in quanto ognuna rappresenta una funzione da includere nello spazio analitico ed indispensabile all’espansione e alla trasformazione del Sé del paziente.
La tecnica analitica muta a seconda della realtà emotiva della seduta e cosi’ l’atteggiamento analitico puo’ variare da una posizione classica, che mantiene la cornice, i confini, rispetta il valore del silenzio e dell’ascolto, per diventare interpretativa, facilitante, supportiva, celebrativa, reciprocamente giocosa o controtransferalmente confrontativa. Tutte queste modalità assieme costituiscono il cuore del processo analitico.  Continue reading

Non solo ci siamo abituati a convivere con la molteplicità dei modelli ma abbiamo imparato ad apprezzare l’uso dialettico delle diverse prospettive e accettato la relatività delle verità in esse contenute ridimensionando il nostro bisogno di verità assolute e di teorie reificanti.
Il brillante lavoro di analisi comparativa dei modelli psicoanalitici sviluppato da J. Greenberg e S. Mitchell (1983) è stato uno strumento indispensabile in questo percorso, ha evidenziato i limiti del modello pulsionale freudiano nello spiegare la complessità della mente umana e ha dimostrato come i successivi passi di aggiustamento teorico sono serviti ad integrare nel modello freudiano originario la dimensione più esperienziale e relazionale dello sviluppo mentale.  Continue reading

C’e stata una riflessione e un intenso dibattito sulle implicazioni epistemologiche della svolta relazionale in psicoanalisi che propone un modo alternativo di concepire la natura della realtà verso un superamento del paradigma positivistico.
Così come la teoria psicoanalitica relazionale ha ridefinito la mente da una visione di strutture predeterminate che emergono dall’interno di un organismo individuale verso una struttura che deriva dalle interazioni con un campo interpersonale, il modello relazionale ha anche ridefinito la verità come consenso razionale raggiunto da una comunità che dialoga attraverso un metodo attivo di confronto dialogante.  Continue reading

Il conflitto e la struttura isterica

In questi anni di esperienza clinica, anche grazie alla efficacia degli strumenti metapsicologici usati, ho esplorato la centralità dei conflitti isterico, ossessivo e narcisistico che sembrano essere trasversali a tutte le categorie diagnostiche e non solo pertinenti ai pazienti che strutturalmente possono essere definiti isterici, ossessivi o narcisistici. Questi conflitti sembrano avere una natura universale inquanto impliciti nel processo di acquisizione dell’identità che coinvolge necessariamente il rapporto del soggetto con l’altro primario, con la pulsione e il corpo.
Nell’analisi comparativa del modello delle relazioni oggettuali e quello lacaniano emerge una convergenza e una diversità di prospettive clinicamente utile che rende questi due modelli complementari.  Continue reading