Uso dialettico dei modelli: Winnicott e Lacan

15 agosto 2013 » In: Uso dialettico dei modelli » Leave a comment

 

La relazione con l’oggetto e la mancanza dell’oggetto

Dopo i miei anni di formazione a New York, al W. A. White Institute e al Post Doctoral Program in Psychoanalysis della New York University, che ho voluto essere la più eclettica possibile, ho scoperto l’utilità dell’uso dialettico del modello winnicottiano, nell’elaborazione di Bollas, e del modello lacaniano, così come elaborato e clinicamente applicato da alcuni analisti europei e nordamericani che hanno integrato il pensiero lacaniano.
Entrambe i modelli si occupano della natura profondamente intersoggettiva dell’identità, del bisogno di un rapporto significativo con l’oggetto e di come il soggetto sia vulnerabile alle vicende relazionali e in balia di un’altro che in modi diversi può favorire o interferire con la realizzazione di una sua identità soggettiva distinta. Il modello delle relazioni oggettuali insiste maggiormente sul rapporto con l’oggetto mentre la prospettiva lacaniana sulla mancanza dell’oggetto. 
Uno dei vantaggi connessi all’uso di questi modelli teorici relazionali è che la diagnosi non può essere ristretta all’individuo inquanto si riconosce che l’identità ha le sue origini nel contesto intersoggettivo e quindi nel rapporto con l’altro. La diagnosi viene fatta sulla base del discorso del paziente dal quale emergono i significanti che ci orientano verso il significato personale della sintomatologia. Le domande che ci poniamo nel processo diagnostico riguardano il significato dei sintomi e il contesto intersoggettivo nel quale si sono sviluppati.
Verhaege (2004) sostiene che la diagnosi deve includere una prospettiva evolutiva, essere fondata sulla relazione primaria del soggetto con l’altro e per questo deve contenere un’indicazione terapeutica.

Il modello di Winnicott

Per Winnicott il centro di gravità dell’essere non ha inizio nell’individuo e nelle sue pulsioni ma nel rapporto con l’oggetto ed il bisogno di relazione è primario rispetto alla gratificazione pulsionale. Secondo questo modello le esperienze relazionali necessarie allo sviluppo dell’identità consistono in un adeguato rispecchiamento, una presenza non impegnativa della madre che non interferisca con il bisogno del bambino di sviluppare un rapporto con la propria spontaneità, la formazione di oggetti transizionali che permettono la graduale consapevolezza della propria separatezza e l’uso dell’aggressività, indispensabile alla nascita di una soggettività distinta e al riconoscimento della soggettività dell’altro. Senza queste condizioni e questi passi evolutivi il soggetto è destinato a perdersi in una identità compiacente che non lo rappresenta.

- Implicazioni tecniche

Secondo Winnicott la situazione analitica si presta perfettamente all’esplorazione e alla rigenerazione della soggettività. L’analista, come la madre sufficentemente buona, fornisce un contenimento, contribuisce allo sviluppo di uno spazio potenziale che trascende le identità distinte del paziente e dell’ analista e nel quale il vero Sé si sviluppa attraverso un adeguato rispecchiamento dei gesti spontanei.
La spinta regressiva della situazione analitica facilita l’emergere delle esigenze evolutive del Sé. Winnicott, che vedeva nel paziente e nel processo una forte potenzialità autoriparativa, ha infatti ridimensionato l’importanza della componente intepretativa rispetto all’uso trasformativo che il paziente richiede al rapporto analitico nel senso di esperienza emozionale riparativa che colmi i bisogni evolutivi deficitari.

- Diagnosi strutturale

Secondo Bollas (2000) il disordine caratteriale va visto come un fallimento e il riflesso di un parziale arresto del Sé in rapporto all’oggetto primario. Gli stati borderline, schizoidi ed isterici si riferiscono alla struttura del Sé in rapporto all’oggetto primario che trova origine nella complessa relazione fra la madre e il bambino.
L’inconscio materno ha una profonda influenza sulla vita psichica del bambino; la madre plasma la sua identità attraverso la proiezione di fantasie e desideri influenzati anche dalla propria conflittualità inconscia. Per oggetto primario Bollas non intende semplicemente l’esperienza che il bambino ha della madre inquanto tale, ma considera che esso sia influenzato dall’economia di amore e odio interna al bambino. Il concetto di madre comprende le caratteristiche dello stile materno, l’influenza di fattori ambientali disturbanti (divorzio, malattie, ospedalizzazioni etc.), le proiezioni del bambino e le caratteristiche costituzionali del Sé.
Così il soggetto isterico scinderà dal Sé la sessualità per soddisfare l’inconscia aspettativa materna che lui resti l’oggetto innocente del suo amore romantico; il perverso sarà costretto ad agire la scena perversa inconscia di cui lui è stato l’oggetto passivo; il narcisista, in un’ottica di autosufficenza, sradicherà dal Sé l’oggetto materno perchè troppo inaffidabile; lo schizoide o ossessivo si distaccherà emotivamente da un oggetto materno eccessivamente intrusivo e comincerà a studiarlo sostituendo il rapporto con la propria mente ad una emotività incontrollabile; il borderline, che vive il rapporto con l’oggetto primario come una turbolenza che invade il Sé, ricercherà nei suoi rapporti lo stesso tipo di fusionalità disturbante, mentre lo psicotico che non ha vissuto il rapporto con l’oggetto se non nella dimensione di una fusionalità senza confini sarà costretto a mortificare il bisogno e il desiderio per non essere invaso dall’altro o annullato dal proprio vuoto.

Il modello lacaniano

Lacan pur considerando che l’identità umana ha le proprie origini nel desiderio dell’Altro, inteso anche come sistema linguistico, enfatizza l’aspetto della mancanza dell’oggetto centrale allo sviluppo del soggetto desiderante.
Lacan riflette sull’alienazione e il vuoto che sta alla base della nostra identità ritenendo che il Sé che ciascuno di noi crede di essere è il risultato di una creazione sociale. In questa prospettiva risulta come l’essere umano si affanni ad essere una persona che non è per via del bisogno di relazione con altri che allo stesso modo si affannano ad essere quello che non sono. Nel processo di acquisizione linguistica la madre viene sostituita dal simbolo e l’inconscio diventa il depositario di questa perdita.
Paul Verhaege (2004), analista di ispirazione lacaniana, dimostra come per Lacan è nel gioco del rocchetto che il bambino attraverso l’uso di fonemi esprime con gioia non solo la sua capacità di controllare l’assenza della madre ma soprattutto celebra la nascita di una sua soggettività distinta. La presenza e l’assenza della madre trovano una rappresentazione linguistica per cui la madre viene sostituita dal simbolo, non è persa perchè è andata via ma perchè viene definitivamente sostituita dal simbolo e d’ora in poi il soggetto dovrà usare il linguaggio per ritrovare l’oggetto mancante e sostituirlo con la propria presenza di soggetto desiderante. Nell’ottica lacaniana la soggettività non è, come per Winnicott, un potenziale innato ma il prodotto dell’acquisizione linguistica.
Alla castrazione primaria che rende il soggetto così profondamente diviso e mancante si aggiunge la legge del padre, che ha le sue origini nella capacità materna di essere separata dal figlio e di frustrare il desiderio del bambino di essere tutto per lei; questa legge diventerà la protezione principale contro il pericolo di una dissoluzione del Sé.
Secondo Verheage (2004) l’identità umana si struttura fin dal suo inizio in senso relazionale inquanto il bambino nella sua condizione di impotenza si rivolge all’altro attraverso il pianto e in questa interazione primaria il dolore somatico si trasforma in dolore psichico, acquistando una colorazione affettiva di ansia o depressione, se l’altro di cui ha bisogno non è in sintonia e non interpreta adeguatamente i suoi bisogni. L’altro, come del resto anche nel modello del “social bio-feedback of parental affective mirroring” proposto da Fonagy (2002), si occupa quindi del primo livello di formazione dell’identità, del contenimento e della trasformazione simbolica dell’impulso istintuale.
Il fondamento dell’identità si basa sull’immagine presentata dall’altro che con i suoi significanti si occupa di contenere la dimensione reale dell’impulso che garantisce al soggetto, con la sua intensità che comunque non potrà mai essere del tutto soddisfatta dal simbolico, di non perdersi eccessivamente nel necessario desiderio dell’altro. In altre parole, secondo questo modello, l’identità psichica si sviluppa nel rapporto fra la pulsionalità del soggetto e il desiderio dell’altro in un continuo processo di alienazione e separazione. Questa relazione primaria, definita dai lacaniani, fantasia fondamentale, e simile al rapporto con l’oggetto primario proposto da Bollas, costituisce l’essenza del carattere individuale e diventerà l’oggetto di interesse analitico nella ripetizione transferale.
Una sicura base di alienazione/attaccamento al desiderio dell’altro è la condizione necessaria per una eventuale possibile separazione. L’ingrediente necessario allo sviluppo di una identità soggettivamente riuscita è che il soggetto nascente si senta oggetto della vitalità desiderante dell’altro.

- Implicazioni tecniche

Mentre Winnicott sviluppa un metodo che favorisce il rivivere regressivo della situazione infantile danneggiante e il contenimento del soggetto, Lacan sviluppa una tecnica terapeutica che fa riferimento alla funzione paterna di creare una rottura con il materno per favorire l’emergenza di una identità distinta.
Lacan sostiene che l’ansia è la conseguenza di una mancanza non sufficentemente elaborata ed espressione del rischio che il soggetto possa perdersi nella dimensione materna, un allarme contro il pericolo ben maggiore di una dissoluzione del Sé: l’ansia è conseguenza della mancanza di una mancanza.
La tendenza all’ascolto empatico può, in questa prospettiva, interferire con la necessità di un ascolto del soggetto potenziale nel paziente che può avvenire solo nella misura in cui l’analista riesce a rimanere nella posizione di un’altro desiderato ma irraggiungibile. Questa tecnica supporta un modello di transfert per astinenza allo scopo di mobilitare nel paziente una domanda che lui stesso potrà riconoscere come espressione di un suo desiderio, motore indispensabile allo sviluppo della sua soggettività indipendente.

- Diagnosi strutturale

Il criterio fondamentale in questo modello consiste nel rapporto del soggetto con il desiderio. La fase iniziale di attaccamento alienante al desiderio dell’altro può essere insufficente o eccessiva, nel primo caso il soggetto non trova un adeguato attaccamento all’altro e non può quindi permettersi di perderlo o di perdere l’identità che gli è stata attribuita. La separazione comporta in questo caso una reazione di ansia di abbandono che prenderà forme diverse a seconda della gravità come: ansia di tipo traumatico, somatizzazioni o lo sviluppo di un’identità compiacente.
Se l’alienazione è eccessiva il soggetto, soffocato da un amore che lo invade impedendogli la formazione di un desiderio indipendente, verrà ridotto ad oggetto passivo del desiderio materno ed entrerà in una logica difensiva di autonomia esasperata che neutralizzerà tutto quello che proviene dall’altro.
L’ansia di abbandono sarà prevalente nella patologia attuale o nella psicopatotolgia isterica, mentre l’ansia di invasione sarà prevalente nella nevrosi ossessiva o nei disturbi alimentari.
Secondo Fink (1997) la psicopatologia può essere compresa come una strategia del soggetto per negare la separazione dall’altro e la propria fondamentale divisione. Il soggetto isterico ricercherà la fusionalità mettendosi nella posizione di rappresentare il desiderio dell’altro e per paura di perdere l’amore oggettuale manterrà se stesso e l’altro nella insoddisfazione rifiutando il piacere. Il soggetto ossessivo, a differenza dell’isterico che sacrifica se stesso, negherà la separatezza sacrificando l’oggetto, negando la sua alterità cercherà di trasformarlo in estensione del Sé mettendosi in questo modo in una logica di desiderio impossibile.
Paul Verhaege (2004) fa un importante distizione diagnostica fra patologia attuale e psicopatologia. La struttura attuale del soggetto è la conseguenza della impossibilità del soggetto di tradurre l’eccitamento somatico in rappresentazioni psicologiche, nel sistema secondario di cui parla Fonagy (2002), e il fallimento dell’altro nella realizzazione di questo fondamentale passaggio evolutivo è confermata dalla frequente impossibilità di separazione. L’ansia traumatica testimonia la fallita realizzazione di una identità distinta: “E’ l’altro che si separa da me e mi lascia in uno stato di ansia intollerabile”.
L’espansione del Sé in un contesto relazionale di contenimento e rispecchiamento adeguati è l’ingrediente terapeutico principale nel trattamento di queste patologie.
Quando la soggettività si sviluppa ulteriormente abbiamo a che fare con i disturbi psicopatologici e la formazione di sintomi densi di significato, assenti nella patologia attuale. Il soggetto in questo caso ha integrato al pulsionalità in senso edipico ma produrrà, come nel caso delle nevrosi isterica ed ossessiva, sintomi di inibizione conseguenti all’esperienza soggettiva di non essersi sentiti sufficentemente desiderati dall’oggetto o di essere stati amati eccessivamente.

Bibliografia

- C.Bollas, (2000) Hysteria. London: Routledge. Trad. it.: (2001) Isteria. Raffaello Cortina Ed.
- Fink, F. (1997) A Clinical Introduction to Lacanian Psychoanalysis. Harvard University Press: Cambridge and London.
- Fonagy, P., Gergely, G., Jurist, E., Target, M. (2002) Affect Regulation, Mentalization, and the Development of the Self. Other Press: New York
- Verhaege, P. (2004) On Being Normal and Other Disorders. Other Press, New York.

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